Eventi: ReBuilding L’utilizzo del riciclato nella moda
Pubblicato martedì 14 marzo 2006 (1287 letture)
Inviato da pierluigi
- Parole chiave: moda | giuditta | matteucci | riciclo | assirelli | (tutte)
Questo articolo risulta non recente, cerca gli articoli recenti di pierluigi cliccando qui.Vintage è ormai una parola conosciuta ai più, l’usato è una realtà di massa, non più un mercato di nicchia, per pochi amanti del genere, la forte riconoscibilità di un capo, la voglia di riscoprire il passato, il suo background storico, l’unicità di stile, sono caratteristiche che hanno reso il boom del vintage un fenomeno dei nostri anni. Molti designer hanno fatto dell’usato un punto di partenza, non solo per conoscere la storia del costume, ma per reinterpretare, il vecchio capo come stimolo per il nuovo, il ri-uso come obiettivo creativo, il riciclo come espressione di esigenze interiori, come recupero non solo di oggetti, ma di emozionalità e storicizzazione di un capo, per trasformarlo in un percorso totalmente diverso.
In mostra al Centro Giovani JYL di Massa Lombarda, dal 25 marzo al 6 aprile, sei designer che hanno in comune una progettualità legata al riciclato, forgiata nella frequentazione del corso di fashion recycled tenuto all’I.S.I.A di Faenza dalla docente Stefania Bertoni, stilista della linea A.N.G.E.L.O. Gold, oltre che di Bureau de Chance. La mostra, a cura di Stefano Guerrini e Mirco Cangini per I.n.I., vuole essere non solo un modo per fare il punto della situazione sul cammino fatto in questi anni dal corso gestito dalla Bertoni, ma si fa studio di un mondo interessante, quale quello del riciclo legato alla moda, che ha in stilisti come Margiela, ad esempio, illustri predecessori. In esposizione il lavoro di un gruppo di giovani creativi che ha fatto del riciclato un punto di partenza per un lavoro nel mondo del design, caratterizzato dalla forte impronta personale ed individuale. Per questo l’esposizione prevede una stanza per ognuno di loro, un microcosmo capace di farsi rappresentazione di questa unicità.
Elisa Baldassarri, nata a Fano, ha trovato nel recycled il completamento ad un interesse innato per la moda. La stilista tratta capi prettamente maschili, li trasforma in abiti femminili caratterizzati da ribaltamenti, tagli, assenze e presenze, capaci di esaltare particolari del corpo. Pezzi unici che nascono dalla possibilità di destrutturare gli abiti, abbandonando i canoni tradizionali dell’estetica per creare una nuova chiave di lettura, cancellando l’identità iniziale del capo. In mostra vestiti ispirati ad Hansel e Gretel che, come questi personaggi, viaggiano in coppia, parti di una camicia si spostano su un’altra, e viceversa, creando una sorta di condivisione, mentre l’abito si completa solo abbinato ad una giacca.
Enrico Assirelli, classe 1983, partendo dal concetto di riciclato arriva ad abiti che sembrano nuovi, instaurando una sorta di inversione del normale concetto di fruizione di una merce, in questo caso del vestito. Assirelli propone rivisitazioni del concetto di “classicità” di un capo, rielabora elementi appartenenti a contesti e gruppi sociali diversi, mixando diversi tessuti che creano patterns dagli accostamenti cromatici inusuali. In mostra abiti maschili, la cui eleganza nasce da una esclusiva attenzione per i particolari.
“Emotional Herpes” è il nome della prima minicollezione di Giuditta Matteucci, nata come tesi di laurea, in essa la stilista ha tradotto il suo legame con il riciclato, ponendo come punto di partenza la scarpa All Star, l’effetto di straniamento, proprio della rielaborazione, è applicato ad un oggetto che non fa più parte della categoria delle cose anonime, ma ad un marchio riconoscibile, con i suoi rimandi ad una memoria collettiva. Il capo di vestiario acquista così un valore aggiunto: quello di espressione precisa di una realtà non solo personale, ma di gruppo. Il viaggio della Matteucci nel mondo del fashion recycled continua poi con un’incursione nel guardaroba per bambini.
Abbinare stili contrastanti, ma capaci di coesistere in un interessante divenire creativo: questa l’idea dietro Leggeri_Contrasti, il progetto nel mondo del fashion recycled di Roberta Salvatori e Claudia Perugini, la prima di Solarolo, la seconda nata in Germania, ma di nazionalità italiana e faentina dal 1982. Abiti figli di due personalità diverse, che nell’unione trovano percorsi nuovi, come la camicia di chiffon che diventa una sensuale canotta, un mood più romantico, che trova in materiali pesanti e tecnici un animo più aggressivo. La femminilità nelle sue molteplici sfaccettature.
Il lavoro di Michele Pollini, ventinove anni, originario di Argenta, prende forma dalla lettura dei capi come strumento per valorizzare il corpo, ma anche dal desiderio di evidenziare la forte valenza “emozionale” di un vestito. Il rapporto corpo e abito è filtrato dal plusvalore dato dal mondo interiore di chi lo indossa. Il lavoro di Pollini parte dalla studio di soluzioni funzionali, il riuso è visto come attività sperimentale e di ricerca. Nella mostra presso il JYL di Massa Lombarda lo stilista presenta una personale rielaborazione dello stile militare e dell’impermeabile maschile che nella sua mente immaginifica e creativa diventano una sorta di citazione della silhouette femminile anni cinquanta e sessanta.
Firma: Addetto stampa Pierluigi Papi - Via della Costituzione 1/d - Bagnacavallo (RAVENNA)
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